Ogni volta che il carrello della spesa costa qualche euro in più, o che il canone dell’affitto viene rivisto a inizio anno, si tocca con mano cos’è l’inflazione. Un fenomeno che riguarda tutti, e pesa soprattutto su chi ha dei risparmi da parte o guarda alla pensione futura.
Che cos’è l’inflazione: una definizione semplice
L’inflazione è un aumento generalizzato e persistente dei prezzi di beni e servizi: un fenomeno sistemico, che riguarda l’intero paniere di consumo e si protrae nel tempo, distinto dal rincaro isolato di un singolo prodotto, che può dipendere da un cattivo raccolto o da un problema di fornitura. Quando i prezzi salgono in modo diffuso, a perdere valore reale è lo stipendio, come ogni somma messa da parte.
Come si misura l’inflazione?
In Italia il compito di misurare l’inflazione spetta all’Istat, che calcola ogni mese tre diversi indici dei prezzi al consumo.
Il NIC, l’indice per l’intera collettività nazionale, fotografa l’andamento generale dei prezzi nel sistema economico ed è quello a cui ci si riferisce quando si parla di inflazione “del Paese”.
L’IPCA è invece l’indice armonizzato che permette il confronto con gli altri paesi europei.
Il terzo, il FOI, è calcolato sui consumi delle famiglie di operai e impiegati ed è il più vicino alla vita quotidiana: proprio per questo viene usato per rivalutare nel tempo molti importi, dai canoni di affitto agli assegni di mantenimento, ed è la base con cui si adeguano il TFR e le pensioni.
Quando si legge che “l’inflazione è al 2%”, si intende che il livello generale dei prezzi è cresciuto di quella percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Quali sono le cause dell’inflazione?
Le cause possono essere diverse e spesso si sommano tra loro. È utile distinguere tre meccanismi principali, che nella realtà tendono a intrecciarsi.
Inflazione da domanda
Si verifica quando la domanda di beni e servizi supera la capacità produttiva del sistema: con più acquirenti che merce disponibile, i prezzi tendono a salire. È quanto accaduto nella fase di riapertura post-Covid, quando i consumi sono ripartiti più in fretta dell’offerta.
Inflazione da costi
Nasce invece quando ad aumentare sono i costi di produzione, in primo luogo l’energia e le materie prime: le imprese trasferiscono questi rincari sui prezzi finali. L’esempio più recente è la crisi energetica del 2022.
Inflazione da aspettative
È il meccanismo più sottile, e per questo il più insidioso: se lavoratori e imprese si attendono prezzi più alti in futuro, tendono ad anticiparli. I lavoratori chiedono salari più elevati, le imprese ritoccano i listini, e si innesca una spirale che rende l’inflazione difficile da riportare sotto controllo.
Gli effetti dell’inflazione sulla vita quotidiana
L’effetto più immediato riguarda il potere d’acquisto: con lo stesso stipendio si compra una quantità minore di beni e servizi. Quando i rincari riguardano gran parte del paniere, dalla spesa alimentare alle bollette di casa, il bilancio familiare si restringe a parità di reddito.
Gli effetti, però, non colpiscono tutti nello stesso modo. Chi ha contratto un debito a tasso fisso, come un mutuo sulla casa, ne trae in parte vantaggio, perché restituisce le rate con moneta che nel tempo perde valore. Chi invece dispone di un reddito che si adegua con lentezza ai prezzi vede eroso mese dopo mese ciò che riesce ad acquistare.
Inflazione e risparmio: cosa succede ai soldi fermi
Il risparmio tenuto fermo è quello che l’inflazione intacca più rapidamente. Un conto corrente che non produce interessi, con un’inflazione al 3%, perde in un anno il 3% del proprio potere d’acquisto reale: il saldo numerico resta identico, ma quei soldi comprano meno rispetto a dodici mesi prima.
È qui che entra in gioco la differenza tra rendimento nominale e rendimento reale, il concetto chiave per chi mette da parte del denaro con un orizzonte di anni o decenni. Un rendimento del 2% può sembrare positivo, ma se l’inflazione corre al 3% il potere d’acquisto del capitale accumulato si sta comunque riducendo.
Lo stesso principio vale per le somme costruite nel lungo periodo. Il TFR lasciato in azienda viene rivalutato ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’aumento dell’indice FOI, un meccanismo pensato proprio per non perderne troppo il valore reale.
Le pensioni pubbliche, a loro volta, si rivalutano ogni anno con la perequazione automatica, l’adeguamento all’inflazione calcolato anch’esso sul FOI; negli ultimi anni, però, per gli assegni più elevati questa rivalutazione è stata solo parziale, così che la protezione dall’inflazione non è mai del tutto garantita. Anche la rendita di un fondo pensione, una volta in pagamento, si rivaluta nel tempo in funzione dei rendimenti della gestione.
Come proteggersi dall’inflazione?
Difendersi dall’inflazione significa, prima di tutto, non lasciare i risparmi fermi troppo a lungo. La diversificazione degli investimenti e l’uso di strumenti indicizzati come i BTP Italia sono tra le leve più comuni; a queste si potrebbe aggiungere, nei portafogli dei fondi pensione, una componente di attività reali (fondi immobiliari, infrastrutture), che tende a rivalutarsi insieme ai prezzi.
La previdenza complementare porta con sé un orizzonte temporale lungo, che permette alla componente finanziaria degli investimenti di assorbire le oscillazioni di breve periodo e di puntare, nel tempo, a un rendimento reale positivo. È la logica con cui un fondo pensione, a differenza di un conto corrente, prova a proteggere il valore dei contributi versati negli anni, pur senza offrire una garanzia di risultato.
Domande frequenti sull’inflazione
Qual è la differenza tra inflazione e deflazione?
La deflazione è il fenomeno opposto: un calo generalizzato e persistente dei prezzi, che sembra una buona notizia ma può disincentivare consumi e investimenti, con effetti negativi sull’economia.
Chi stabilisce il tasso di inflazione in Italia?
Nessun ente lo “stabilisce”: l’Istat lo rileva mensilmente misurando le variazioni dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie.
L’inflazione fa sempre male all’economia?
Un’inflazione moderata e stabile, intorno al 2%, è considerata fisiologica e compatibile con la crescita; i problemi nascono quando si allontana troppo da quel livello, in eccesso come in difetto, o quando diventa instabile e difficile da prevedere.
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